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Videosorveglianza urbana: utilizzo condiviso tra vigili, polizia e carabinieri, con contributo dei privati

L’utilizzo condiviso della videosorveglianza tra forze dell\'ordine e privati vuole garantire una maggiore sicurezza. Scopri le criticità e le prospettive.

Videosorveglianza urbana: utilizzo condiviso tra vigili, polizia e carabinieri, con contributo dei privati

La condivisione avverrà nel rispetto delle diverse competenze delle forze di polizia locale e dello stato. Nello specifico:

  • La polizia municipale gestirà gli impianti per esigenze di sicurezza urbana;
  • I carabinieri e la polizia di stato per esigenze di sicurezza e ordine pubblico.

L’utilizzo condiviso di questi sistemi, che ha l'obiettivo di garantire una maggiore sicurezza, risulta ostacolato da alcuni fattori.

Primo ostacolo: la standardizzazione degli impianti

Il primo ostacolo riguarda la mancata standardizzazione dei progetti di videosorveglianza urbana attualmente in uso.

Questo passaggio è fondamentale perchè, come specifica il documento approvato il 24 gennaio “crea le indispensabili condizioni di interoperabilità che sono il presupposto ineludibile per l’utilizzo in comune degli apparati”.

Perchè i progetti di videosorveglianza urbana non sono standardizzati?

La standardizzazione dei progetti è stata l'obiettivo di numerose direttive ministeriali, in particolare di quella del 2 Marzo 2012, eppure non ha mai visto un'applicazione concreta. Questo perchè le tecnologie si aggiornano in modo costante e risulta quindi complicato aderire ad uno standard. La maggior parte degli impianti, quindi, sono costituiti da tecnologie diverse e già superate in termini di innovazione.

Soluzione

Come stabilito dalle linee generali, sarà compito dei Prefetti coordinare i vari interventi di potenziamento e miglioramento degli impianti, in un’ottica di sicurezza integrata, con il contributo del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Secondo ostacolo: competenze diverse

L’utilizzo condiviso delle telecamere è reso complesso dalla diversa competenza delle forze di polizia locale e dello stato. Da considerare anche il tema relativo alla privacy, che risulta differente per le attività di pubblica sicurezza e polizia amministrativa.

Soluzione

Anche in questo caso sarà compito della prefettura coordinare progetti con l'obiettivo di salvaguardare i ruoli diversi e, allo stesso tempo, valorizzare la potenzialità degli strumenti.

Terzo ostacolo: progettazione specifica per gli interventi privati

Al potenziamento degli impianti di videosorveglianza potranno anche contribuire i soggetti privati, mettendo tecnologie specifiche a disposizione delle forze di polizia per potenziare il controllo del territorio

Come gestire questi processi e la partecipazione dei soggetti? Come garantire ai privati le agevolazioni fiscali previste dal pacchetto sicurezza?

Soluzione

Come definito dalle linee generali, saranno fondamentali protocolli e regolamenti dettagliati (da stabilire in stretto coordinamento con la Prefettura) e un’adeguata progettazione strategica e burocratica.

Prospettive

Come specifica la nota del 4 gennaio 2018, le linee guida di prossima emanazione avranno l'obiettivo di definire in modo più chiaro i rapporti di partenariato, ovvero l'accordo tra le diverse parti, pubbliche e private, sul tema della sicurezza e della videosorveglianza urbana.

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