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5 regole per un sistema di videosorveglianza sicuro e a norma GDPR

Videosorveglianza a lavoro

L’installazione di un sistema di videosorveglianza è una soluzione adottata sia a livello pubblico che privato per garantire sicurezza e controllo dell’area. Funzionali in ambienti interni come in spazi esterni, le telecamere rappresentano anche un deterrente per atti illeciti.

Oltre alla scelta della tecnologia più adatta in funzione dell’obiettivo e all’analisi del contesto, per poter installare un impianto a norma è fondamentale rispettare norme e GDPR, con un’attenzione particolare al tema privacy.

Come riporta il Garante per la protezione dei dati personali, l’installazione di sistemi di rilevazione delle immagini deve rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati personali e le altre disposizioni dell’ordinamento applicabili (ad esempio, le vigenti norme dell’ordinamento civile e penale in materia di interferenze illecite nella vita privata).

Nello specifico, in merito al trattamento di dati personali attraverso dispositivi video, il Comitato europeo per la protezione dei dati ha adottato le “Linee guida 3/2019 sul trattamento dei dati personali attraverso dispositivi video”. Di seguito le cinque direttive che ogni professionista, installatore o progettista deve sapere.

1.Utilizzare il minor numero necessario di telecamere

Al momento dell’installazione, il progetto deve tenere in considerazione la geometria delle aree per posizionare meno telecamere possibili e garantire la copertura da ogni angolazione. Va quindi sempre rispettato il principio di proporzionalità e non eccedenza.

2.Informare sempre della presenza di telecamere

È illegale installare le telecamere e non informare le persone che accedono e transitano nell’area. L’avviso è sempre obbligatorio, anche in caso di eventi e spettacoli pubblici, sia per soggetti pubblici che privati.

L’informativa deve riportare chi sta effettuando la registrazione, i contatti del responsabile della protezione dei dati, per quanto tempo saranno conservate le immagini e la finalità della videosorveglianza. È possibile scaricare un modello semplificato di avviso direttamente dal sito del Garante per la protezione dei dati personali della Privacy. Il cartello va collocato prima di entrare nella zona sorvegliata. Non è necessario rivelare dove sono collocate precisamente le telecamere, ma va esplicitato in modo chiaro il contesto sorvegliato.

3.Non conservare le immagini più a lungo di quanto necessario per la finalità

Le registrazioni vanno conservate solo per il tempo necessario al loro utilizzo, in base alla finalità dell’impianto, ai diritti e le libertà personali. In base al principio di responsabilizzazione (art. 5, paragrafo 2, del Regolamento), spetta al titolare del trattamento individuare i tempi di conservazione. È preferibile cancellare i dati attraverso meccanismi automatici.

Solitamente, per scopi più comuni come la protezione del patrimonio, è sufficiente estendere la conservazione a pochi giorni, massimo tre. Per casi specifici il periodo può variare, come per esempio i Comuni che possono conservare le riprese di luoghi pubblici o aperti al pubblico per un periodo limitato a sette giorni (art. 6, co. 8, del D.L. 23/02/2009, n. 11).

Più è lungo il periodo di conservazione, tanto più l’analisi dello scopo e delle necessità dovrà essere argomentata, in particolare se il tempo supera le 72 ore.

4.Scegliere soluzioni di comprovata qualità

Le tecnologie hardware e software impiegate nell’impianto devono garantire un funzionamento perfetto e un’affidabilità totale per non rischiare di perdere o danneggiare i dati. Le immagini infatti rientrano nei dati personali e, come tali, vanno trattate con regole definite.

5.Porre attenzione particolare ai luoghi di lavoro

Il datore di lavoro può installare l’impianto esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, come previsto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Se non si raggiunge un accordo con le rappresentanze sindacali è obbligatorio ottenere l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

Anche senza accordo sindacale, l’installazione è lecita se ha l’obiettivo di prevenire possibili comportamenti infedeli dei lavoratori, come stabilito dalla sentenza n. 3255/21 della Cassazione.